Pensare ad un Made in Romagna

Una notizia di gennaio fa intravedere spiragli positivi per il Made in italy: il 2011 è stato estremamente positivo per l’alimentare Made in Italy che ha raggiunto il massimo storico di circa 30 miliardi nel valore delle esportazioni, per effetto di una crescita del 9%.  I dati derivano da un’analisi della Coldiretti condotta sulla base degli andamenti registrati nel commercio estero agroalimentare dall’Istat nei primi nove mesi del 2011.  

I 2/3 del fatturato estero complessivo è frutto di esportazioni agroalimentari effettuate nei paesi dell’Unione Europea, che registrano una crescita dell’8%, ma si osserva anche un aumento nei confronti degli USA (+10%) e dei mercati emergenti, per esempio quelli asiatici con un incremento del 18%.

I prodotti che vedono il maggiore aumento non sono solo quelli più tradizionali come il vino, i formaggi, l’olio d’oliva, ma sorprendono anche “nuovi” prodotti  in paesi che tradizionalmente non li richiedevano, per es. la birra italiana conquista la Gran Bretagna (+18%),  lo spumante aumenta notevolmente le vendite in Russia (+40%).

Queste performance positive registrate sui mercati internazionali, oltre ad infondere un certo ottimismo, ci aiutano ad aprire gli occhi sulle fortissime potenzialità dei nostri prodotti. I mercati esteri hanno sete di beni italiani e ciò rappresenta una strada di sviluppo promettente e percorribile per molte aziende, siano esse piccole, medie o grandi, specialmente in un momento di stallo della crescita economica interna italiana .

L’opportunità  di collegare  il territorio, l’identità, la cultura e il cibo deve e può essere sfruttata oggi ancora di più per proporre all’estero (in tutto il mondo) i nostri prodotti locali tipici e di alta qualità: al traino del Made in Italy quindi il Made in Romagna.